Esofagite eosinofila: sintomi, diagnosi e nuove terapie con anticorpi monoclonali
I pazienti che riferiscono sensazione di corpo estraneo faringeo, costrizione alla gola, episodi di tosse secca o prurito alla gola sono in costante aumento.
Per questi soggetti la formulazione della diagnosi da parte dell’otorinolaringoiatra non è semplice: il sospetto di reflusso gastroesofageo decade, poiché i sintomi non migliorano con le terapie convenzionali.
Esiste infatti una patologia che può causare disturbi simili al reflusso, poco considerata ma in crescita: l’esofagite eosinofila.
Che cos’è l’esofagite eosinofila
L’esofagite eosinofila è una malattia immuno-mediata cronica dell’esofago, caratterizzata da un’infiammazione sostenuta da eosinofili.
È causata da una risposta immunitaria anomala ad allergeni alimentari o ambientali, in soggetti predisposti geneticamente o con eccessiva sensibilità immunologica.
L’esofago, il tubo che collega la faringe allo stomaco, in questi pazienti è rivestito da un’infiltrazione di eosinofili, cellule del sistema immunitario implicate nelle allergie, nell’asma e nelle infezioni parassitarie.
Sintomi principali
L’esofagite eosinofila può colpire sia bambini che adulti. I sintomi spesso imitano quelli della malattia da reflusso gastroesofageo (GERD):
- pirosi (bruciore retrosternale)
- rigurgito, con mal di gola persistente, tosse secca o raucedine
- sensazione di nodo o corpo estraneo in gola
- disfagia (difficoltà a deglutire, soprattutto i solidi)
Negli adulti la disfagia cronica può portare a stenosi esofagea e impattamento alimentare.
Neonati e bambini, invece, possono rifiutare il cibo, perdere peso, vomitare o avere dolore addominale e toracico.
Spesso i pazienti presentano anche altre condizioni allergiche come asma, rinite o eczema.
Diagnosi
La diagnosi si basa sulla combinazione di sintomi e indagini cliniche. È fondamentale sospettare la malattia in pazienti resistenti alle terapie anti-reflusso.
Gli esami principali includono:
- Endoscopia con biopsie multiple dell’esofago (prossimale, medio e distale) per rilevare >15 eosinofili per campo microscopico.
- Radiografie con bario per visualizzare anomalie strutturali.
- Test allergologici (prick test per alimenti e inalanti, patch test).
- Citologia nasale (in alcuni centri), utile per studiare la cellularità delle alte vie respiratorie.
Terapia
Il trattamento mira a ridurre l’infiammazione e prevenire complicanze come stenosi e disfagia cronica. Le opzioni principali sono:
- Inibitori della pompa protonica (IPP): riducono la produzione di acido gastrico.
- Corticosteroidi topici: fluticasone e budesonide ingeriti (non inalati) per rivestire le pareti esofagee.
- Anticorpi monoclonali (Dupilumab): unico farmaco biologico approvato per adolescenti e adulti con EoE refrattaria alle terapie convenzionali.
Il dupilumab agisce bloccando le interleuchine 4 e 13, prevenendo la cascata infiammatoria. È somministrato tramite iniezione sottocutanea (penna o siringa preriempita) e ha dimostrato di:
- migliorare i sintomi di deglutizione
- ridurre l’infiltrazione di eosinofili
- migliorare i parametri endoscopici
Ruolo della dieta
Accanto alla terapia farmacologica è importante il supporto nutrizionale.
Si consiglia di ridurre o eliminare alimenti che più frequentemente inducono reazioni allergiche IgE-mediate: cereali, latticini, pesce, molluschi, arachidi, frutta a guscio, uova e soia.
Dilatazione esofagea
Nei casi di stenosi severa, si ricorre alla dilatazione endoscopica con palloncini o dilatatori progressivi, per ripristinare il lume esofageo e migliorare la deglutizione.





